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Sigaretta inquina tre volte più di una moto Harley, test a Milano  - 29 giugno - Fonte: ADNkronos

Gli esperti del Laboratorio per lo studio dell'inquinamento da fumo di sigaretta hanno misurato la quantità di particelle sottili inferiori a un micron (pericolose perché in grado di penetrare nei polmoni) sprigionate prima dalla moto e poi dalla sigaretta, all'interno di una cabina trasparente attrezzata con uno strumento per leggere la presenza delle micropolveri nell'aria. Risultato: dopo un paio di minuti di esposizione allo scarico dell'Harley le particelle sottili sono passate da 170 mila (quantità di base presente nell'aria della metropoli) a 270 mila. Poi è toccato alla sigaretta, e sono bastate un paio di boccate di fumo per far schizzare i livelli di micropolveri a 700mila, il parametro massimo misurabile dalla macchina. Una quantità tre volte più elevata di quella immessa nell'aria dallo scarico della moto. "E il divario potrebbe essere anche maggiore di quello rilevato dal nostro strumento", spiega il responsabile del laboratorio Giovanni Invernizzi.

Inquina più una sigaretta che un motore, ribadisce l'esperto. "E' ormai documentato: abbiamo confrontato il fumo di tabacco con lo scarico di un motore diesel euro 3 e il risultato è stato esattamente lo stesso. E in fondo basta guardarsi attorno per constatarlo. In giro non si vedono più 'smoking car', cioè automobili con tubi di scappamento che emettono una nuvola di fumo, come quella che vediamo uscire dalla sigaretta". L'esperto sottolinea: "Quando si parla di qualità dell'aria, se le Pm10 superano i 65 microgrammi per metro cubo per più di 7 giorni, le Regioni sono costrette a prendere dei provvedimenti. Ma in pochi sanno che fumando una sigaretta in soggiorno il livello di Pm10 schizza a 500 microgrammi per metro cubo". Il test dell'Harley ha concluso la giornata che gli studenti milanesi hanno trascorso in compagnia di specialisti e personaggi dello spettacolo. Dal farmacologo Diego Fornasari, che ha illustrato gli effetti della nicotina sul cervello (alterazione del centro del piacere), alle Iene Pif e Andrea Pellizzari, che, armati di megafono, hanno esordito promuovendo uno 'sciopero della sigaretta' indetto dal 'comitato studentesco Iene contro il fumo'.

Obiettivo: "Usare l'ironia e il linguaggio dei giovani per comunicare con loro", spiega Roberto Boffi, direttore del centro antifumo dell'Int, un ambulatorio a cui si rivolgono circa 250 persone l'anno e che ha aiutato 1.800 fumatori a smettere. L'età media di chi bussa alle porte del centro è 45 anni, ma si oscilla dai 12 fino agli 80. "Di recente - osserva - si vedono sempre più 14enni con una forte dipendenza, baby-fumatori da un pacchetto al giorno". Su loro si concentrano gli sforzi degli esperti, anche perché il 90% dei tabagisti sviluppa la dipendenza da giovane. Lo testimoniano 4 studenti di 15 anni, che da un paio di mesi hanno deciso di seguire il percorso proposto da Boffi per smettere. Un viaggio verso l'addio alla sigaretta, in cui saranno accompagnati anche da una psicologa, Elena Munarini. Prima tappa: l'incontro con un igienista dentale che ha mostrato loro i danni del fumo sul sorriso.

Una ragazza del gruppo, Elena, è già riuscita a smettere, dopo un anno e mezzo di vita da tabacco-dipendente. Gli altri tre, un ragazzo e due ragazze, ci stanno provando ma sono già riusciti a ridurre la quantità di 'bionde'. "Anche per liberare i ragazzi dal vizio possiamo fare affidamento sull'effetto 'branco'", riflette Boffi. "Sono convinto che, se smette anche un solo ragazzo del gruppo, si innesca un meccanismo a cascata per cui pian piano smettono tutti". Intanto, spiegano gli esperti, è importante far capire quanto la sigaretta sia dannosa. Anche spingendo su tasti 'strategici' come "l'alitosi - spiega l'odontoiatra Luca Levrini - strettamente alimentata dal fumo". Un ruolo fondamentale, sottolineano gli specialisti, lo gioca l'esempio degli adulti. Secondo uno studio su un migliaio di ragazzi di due scuole medie toscane, il 66% di chi ha fumato almeno una volta ha un familiare con il vizio.
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