- KAWASAKI SI RITIRA E MELANDRI A PIEDI - Fonte La Stampa
Dopo la Formula 1 (ritiro della Honda) e il mondo dei Rally (addio della Subaru), le Case Costruttrici del Sol Levante hanno deciso di mandare in tilt anche il Motomondiale. Nello specifico, è la Kawasaki a rinunciare alle competizioni. Poche parole in una lettera che sarà recapitata a inizio gennaio ma che dirigenti, tecnici e meccanici hanno ricevuto via mail: «Causa la crisi economica, la Kawasaki intende concentrarsi sul proprio core business». Grazie e arrivederci. Più o meno le stesse parole usate dalla Honda per dire addio alla F1, quasi avessero fatto un copia-incolla del comunicato della Casa di Tokyo.
Non male, come regalo di fine anno: un motoshock che ha investito, nell’ordine, prima i 27 dipendenti della «verdona» (cioè i tecnici, i meccanici, l’ufficio stampa, gli addetti al katering, gli autisti) e in secondo luogo i due piloti, Marco Melandri («Spero di svegliarmi il 1° gennaio e mi dicano che è stato solo un brutto incubo»), e l’americano John Hopkins. Inutile ogni tentativo di far recedere i giapponesi dai loro propositi: Kawasaki pagherà senza battere ciglio tutte le penali e si farà da parte lasciando il Motomondiale e i suoi organizzatori, gli spagnoli della Dorna, in un mare di guai. Già, perché le moto in pista sono scese da 19 a 17, cioè una in meno di quanto prevede il contratto stipulato con la Fim. Ecco perché mentre alcune voci danno Melandri pronto a sbarcare in Superbike, Dorna sta spingendo per convincere la Suzuki a fornire un terza moto all’americano, che porterebbe con sè un generoso sponsor (la bevanda energetica Monster) e ripristinerebbe il numero minimo di 18 piloti.
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